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Fabio Giampietro  

Milanese, classe 1974, da anni esplora attraverso la pittura le chimere dell’antropizzazione. Le sue visioni di una metropoli ipertrofica e camaleontica scandiscono lo spazio della pittura come delle sue più recenti installazioni interattive.
Strade, palazzi, grattacieli emergono dal buio della memoria del futuro per farsi d’improvviso cascata a perdita d’occhio o panorama da ammirare rigorosamente in picchiata libera. La città arriva a farsi natura diventando corteccia di vetro e cemento di alberi immensi.
Come scrive Mattia Zappile, «Suggestioni cinematografiche, letterarie, iconiche, flashback mnemonici, le sagome di Parigi e Milano, di Shangai e New York, scontri di input organicamente diversi sono in realtà le vie nella quali cammina oggi l’essere umano. Virtualità, fuga postmoderna, culturalizzazione della percezione, sono parole scivolose che tentano di descrivere quello che le tele di Fabio Giampietro mostrano con una evidenza che spiazza l’osservatore. Cadendo dai palazzi che popolano le opere dell’artista, ci si tuffa in un pericoloso buco nero oltre il quale ci siamo noi stessi che camminiamo su un sentiero grigio ocra, perdutamente soli». Tra le sue mostre recenti, “Selva oscura” al museo Correggio (Parma, 2015), “Ende Neu” a Neurotitan (Berlino, 2014) e le personali alla Finterbank (Lugano, 2014) e alla IFD Gallery (Milano, 2013).

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Fabio Giampietro  

Milanese, classe 1974, da anni esplora attraverso la pittura le chimere dell’antropizzazione. Le sue visioni di una metropoli ipertrofica e camaleontica scandiscono lo spazio della pittura come delle sue più recenti installazioni interattive.
Strade, palazzi, grattacieli emergono dal buio della memoria del futuro per farsi d’improvviso cascata a perdita d’occhio o panorama da ammirare rigorosamente in picchiata libera. La città arriva a farsi natura diventando corteccia di vetro e cemento di alberi immensi.
Come scrive Mattia Zappile, «Suggestioni cinematografiche, letterarie, iconiche, flashback mnemonici, le sagome di Parigi e Milano, di Shangai e New York, scontri di input organicamente diversi sono in realtà le vie nella quali cammina oggi l’essere umano. Virtualità, fuga postmoderna, culturalizzazione della percezione, sono parole scivolose che tentano di descrivere quello che le tele di Fabio Giampietro mostrano con una evidenza che spiazza l’osservatore. Cadendo dai palazzi che popolano le opere dell’artista, ci si tuffa in un pericoloso buco nero oltre il quale ci siamo noi stessi che camminiamo su un sentiero grigio ocra, perdutamente soli». Tra le sue mostre recenti, “Selva oscura” al museo Correggio (Parma, 2015), “Ende Neu” a Neurotitan (Berlino, 2014) e le personali alla Finterbank (Lugano, 2014) e alla IFD Gallery (Milano, 2013).

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